La costruzione sita in Piazza Fontana Grande risale al 1640 e fu sede dell’Ordine del Carmelo, quando gli Scalzi già da un decennio erano attivi a Viterbo. Attorno al 1770 vi furono numerosi interventi sia nella chiesa che nel convento grazie ai donativi di numerosi benefattori tra cui Bartolomeo Casini Pettirossi (il cui nome compare nell’iscrizione di facciata della chiesa dedicata ai SS. Giuseppe e Teresa), Pietro Brugiotti, Clelia Signorini e moltissimi altri.
Il convento, soppresso nel 1810 dal governo d’occupazione francese, tornò in seguito ai Carmelitani Scalzi che ne allargarono i confini acquisendo numerose case “a livello” poi demolite per far posto alla nuova fabbrica destinata a sede di studi (scritturalistica, morale e mistica) ed a residenza per pochi studenti.
L’edificio è impostato su due piani attorno ad un cortile centrale quadrato: al piano terreno si apriva probabilmente un loggiato, oggi si osservano ampi locali un tempo riservati ad ospiti religiosi non residenti nella clausura. Al primo piano si identificano spazi destinati ad attività di studio, quali la biblioteca ed aule comuni. Il secondo piano è da ascrivere ad un intervento ottocentesco forse dovuto alla necessità di aumentare gli spazi utili per il nuovo Palazzo di Giustizia.
La chiesa, completamente sconvolta per la sua destinazione ad aula della Corte d’Assise era arricchita da numerose tele di noti pittori tra cui il viterbese Giovanni Francesco Romanelli, morto nel 1662 ed ivi sepolto. Questi, allievo del Domenichino, fu attivo a Roma assieme a Pietro da Cortona in Palazzo Barberini, dipinse varie opere per la sua città natale e, nella cappella di famiglia, l’Annunciazione ora nel Museo civico di Viterbo.
Dopo svariati adattamenti, taluni traumatici come l’abbattimento del campanile e del soprastante lanternino della cupola per dare maggiore luminosità all’aula dell’Assise, il nuovo Palazzo di Giustizia venne inaugurato la mattina del 22 maggio 1886 ed il Presidente cav.Baccelli lamentò la pessima acustica dell’aula definita troppo armonica tanto da dover essere in seguito corretta con lo stendere un telo all’altezza del tamburo della cupola.
Molti processi hanno dato notorietà al Palazzo, come quello alla banda Tiburzi, quello Cuocolo contro la camorra napoletana nel 1911- 1912, quello contro la banda Giuliano per l’eccidio di Portella della Ginestra dal 1951 al 1952, per giungere alla stagione del terrorismo contro esponenti della banda armata c.d. Prima Linea.
L
’aula di udienza penale della Corte fu sistemata prima in quella attuale al primo piano e quindi, per l’enorme afflusso che si ebbe per il processo contro Paolo Tiburzi che faceva giungere i curiosi fin sullo scalone di accesso, negli ambienti della Chiesa al piano terra.
Magistrati e avvocati insigni si sono succeduti nella conduzione di quei processi e vale la pena ricordare, tra i Presidenti della Corte d’Assise, Ernesto Cudillo e Gracco d’Agostino rispettivamente nel processo a Domenico Tiburzi ed a Gaspare Pisciotta e tra i secondi Fabio Ludovisi, Canevari e Mangani.
Fino a pochi anni fa l'edifici è stato sede della Presidenza del Tribunale, della Sezione civile, dell’Ufficio del giudice di Pace e del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati.
(notizie storiche tratte dallo studio dell’arch. Saverio Sturm sull’architettura dei Carmelitani Scalzi nella Provincia Romana e dal saggio “Tiburzi senza leggenda” di A. La Bella e R. Mecarolo, Scipioni editore)





